Kaspersky Lab vince la battaglia legale contro i Patent Troll

10 ott 2013
Notizie Business

Kaspersky Lab annuncia la vittoria legale nella causa avviata da Lodsys, azienda con sede in Texas che opera come Patent Assertion Entity, più comunemente conosciuta come un’entità non praticante o “patent troll” e nota per l’avvio di una serie di cause per violazione dei brevetti contro alcune aziende. Kaspersky Lab, insieme ad altre 54 aziende compresa Atari, Symantec ed Estee Lauder, è stata citata in giudizio da Lodsys. Delle 55 aziende citate in giudizio, solo Kaspersky Lab non ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Lodsys, ma ha deciso di procedere in giudizio. Il 30 settembre, sette giorni prima di iniziare la causa, Lodsys ha ritirato le proprie affermazioni anzichè presentarsi davanti alla corte e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab non ha pagato nessuna somma di denaro a Lodsys e non ha aderito a nessun tipo di accordo.


“La nostra posizione è ferma. Nessuna concessione ai truffatori informatici. Invitiamo tutte le altre aziende IT a continuare a lottare e non cedere. Solo così sarà possibile liberarci una volta per tutte di questi parassiti dei brevetti”, ha dichiarato Eugene Kaspersky, CEO e presidente di Kaspersky Lab.


Nel maggio del 2012, Lodsys ha presentato una un’azione legale per violazione di brevetti contro 55 aziende negli Stati Uniti. Lodsys ha dichiarato che in ogni azienda aveva violato uno o più di quattro brevetti, che avevano l’obiettivo di raccogliere le percezioni degli utenti su un determinato prodotto, compresi gli acquisti e gli aggiornamenti tramite le applicazioni del computer. 51 di queste aziende ha siglato accordi per risolvere il caso in via extragiudiziale. Le altre, che inizialmente erano determinate a combattere in tribunale, si sono invece ritirate 10 giorni prima che iniziassero le udienze finali. L’unica azienda che ha deciso di far valere i propri diritti è stata Kaspersky Lab. Il 30 settembre 2013, la corte ha approvato la petizione di Lodsys di ritirare la propria richiesta e la sua causa è stata respinta con pregiudizio. Kaspersky Lab sostiene di non aver violato nessuno dei brevetti Lodsys e che le loro rivendicazioni non sono valide.


Più di 400 aziende, tra cui Oracle e altri sviluppatori di applicazioni, hanno firmato accordi di licenza con Lodsys prima che venisse avviata questa causa. Grazie a questi accordi, Lodsys guadagna ogni volta che queste aziende utilizzano tecnologie presumibilmente brevettate. Lodsys è attualmente coinvolta in una serie di cause legali ancora in corso.


Il business dei Patent Troll si è sviluppato su larga scala in tutto il mondo ed è stato riconosciuto come un ostacolo all'innovazione, allo sviluppo e all'implementazione. Piuttosto che sostenere il costo e il tempo necessario alla gestione di una causa legale, la maggior parte delle aziende preferiscono pagare i patent troll. L'esempio di Kaspersky Lab dimostra che queste azioni legali possono essere affrontate con successo e che non bisogna in nessun modo assecondare i troll.


“Il processo è stato molto difficile da gestire, per diverse ragioni: primo, i vari imputati avevano diverse opinioni e quindi non è stato facile coordinare il caso; secondo, i patent troll sono un concetto molto astratto e la prima battaglia da vincere riguarda i termini contrattuali”, ha dichiarato Nadia Kashchenko, Chief Intellectual Property Counsel di Kaspersky Lab, Patent Attorney. “In Texas, dove è stata presentata la causa, tutto procede molto velocemente e abbiamo avuto poco tempo per prepararci, per fare un'analisi approfondita e preparare le argomentazioni da sottoporre alla corte”.


Questa non è la prima causa vinta da Kaspersky Lab contro un patent troll. Lo scorso anno alcuni Troll, IPAT (Information Protection and Authentication of Texas), hanno rinunciato alla causa senza ottenere nulla da Kaspersky Lab, a seguito di una decisione a favore di quest’ultimo da parte della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Orientale del Texas.


Per ulteriori informazioni, leggere il post di Eugene Kaspersky.


E’ inoltre disponibile il blogpost di Nadezhda Kashchenko.

 


 

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